IL CIMITERO DI FOGGIA TRA ARTE, STORIA E MEMORIA
Era in origine configurato a croce latina disegnata e delimitata da filari di cipressi.
Con
la sua espansione e col passare del tempo, ha perduto il suo disegno
originario.
Il
segmento alto della croce potrebbe tuttavia
essere
riconfigurato con alcuni brevi filari di nuovi cipressi, come
indicato dell’immagine sottostante.
LE ARCHITETTURE CONDOMINIALI
Si
sono imposte in alcune parti dell’area cimiteriale indicate dai
riquadri verdi, senza tener conto dell’originario disegno a croce
latina.
Altre
aree, nel corso della sua espansione sono state assegnate alle
cappelle private di famiglia.
IL
NUOVO CIMITERO
La grande area di sviluppo del nuovo cimitero: un ingresso con portale ad arco che si ricollega sull’asse di entrata della parte monumentale di epoca fascista, con un lungo filare di
cipressi e oleandri e moderne cappelle sia pubbliche che private.
Qui
l’area cimiteriale ha assunto la forma di un poligono irregolare essendo la figura chiusa, composta da una sequenza di segmenti rettilinei connessi ma che a differenza dei loro omologhi regolari, non hanno tutti i lati e gli angoli uguali.
L’attuale
forma tiene conto infatti dei confini territoriali delimitati dalla
via Sprecacenere da un lato e dalle campagne limitrofe sull’altro.
INGRESSO OTTOCENTESCO.
https://www.letteremeridiane.org/2023/11/comera-nellottocento-il-cimitero-di-foggia/
ENTRATA PRINCIPALE DEL CIMITERO E CHIESA OSSARIO DEI CADUTI DELLA I GUERRA MONDIALE PROGETTATI NEL VENTENNIO FASCISTA
Si
individua subito la
Chiesa-Ossario dei
caduti della I Guerra progettata
nel 1928 da Arnaldo Foschini, inaugurata dal ministro Ciano il 26 ottobre del 1931.
Foschini è anche
tra
i progettisti del Palazzo delle Statue che si trova in piazza Italia.
E' anche progettista dell’edificio della Farnesina a Roma che ospita il
Ministero degli Esteri.
Ai
lati, due edifici: a sinistra vi era la camera
mortuaria; a destra, gli uffici cimiteriali con i custodi che ricordo
in divisa. Oggi non ci sono più custodi all’ingresso storico.
Sul retro dei due edifici laterali ci sono i loculi con lapidi di defunti risalenti al periodo della inaugurazione del cimitero monumentale di Foggia.
L’OSSARIO
DEI CADUTI DELLA II GUERRA
Fu
innalzato dopo la II Guerra un ulteriore edificio, l’Ossario dei
caduti dell’ultima guerra.
L’ampio
edificio è posto al centro di uno slargo che interrompe i filari di
cipressi del viale centrale restringendolo su entrambi i lati. La sua base è troppo ampia per lo spazio disponibile.
Tra la Chiesa Ossario della I Guerra e questo secondo edifico si
sviluppa la maggior parte del cimitero monumentale.
Al centro troviamo un monumento alla Madonna che è anche cappella privata.
LA
STORIA: PER UN LUNGO PERIODO, ALLE SOGLIE DEL XIX SECOLO, LA CITTÀ’ ACCOGLIE I DEFUNTI ALL’INTERNO DELLA CERCHIA
URBANA, CUSTODENDOLI NEL SOTTOSUOLO.
Nel
Medioevo prese piede
l’uso di seppellire i morti all’interno delle chiese: era la
cosiddetta “sepoltura
ad sanctos et apud ecclesiam“. Era
inteso tutto lo spazio che circondava la chiesa non solo l’edificio
sacro e lì, essendoci spesso anche le tombe dei Santi, i defunti
venivano considerati sepolti in un luogo sicuro, santo.
All’interno
delle mura cittadine il mondo delle sepolture conviveva con quello
dei vivi.
I
poveri andavano in fosse comuni mentre le persone facoltose o i
personaggi importanti avevano ovviamente uno spazio migliore e una
localizzazione ritenuta più prestigiosa.
L’esistenza
di cimiteri attorno alle chiese persiste ancora fino ad oggi in molte
località degli entroterra e in piccoli centri.
Da
questo venne l’espressione camposanto, un campo vicino al luogo
sacro. Nel 1527 a Roma fu istituita la Confraternita
della Morte: nata
con il compito di seppellire le vittime dei Lanzichenecchi in seguito si occupò della sepoltura di tutti i poveri.
Cimitero – Canva – riscossacristiana.it
Nel
corso di questo lunghissimo periodo di promiscuità tra morti e vivi
si verificava così un processo di sedimentazione dei resti umani con
frequenti traumatiche sostituzioni con i terreni dissestati per la
riapertura delle fosse comuni.
Cimitero
degli Innocenti in Parigi
L’orrore
delle fosse comuni e l’esposizione dei resti umani non
intralciavano l’animata frequentazione del cimitero urbano quel
luogo integrante della vita quotidiana. E
con essa la brutale familiarità con i segni della morte.
Si
avverte tuttavia nella seconda metà del XVIII secolo, grazie
alle denunce della classe medica che i defunti sono diventati in
quella condizione, una seria minaccia per l’igiene e l’ordine
sociale.
Per
tagliare il cordone ombelicale che lega il mondo delle sepolture alle
chiese e quindi alle città, vari provvedimenti dispongono
l’assegnazione di terreni extraurbani che abbiano quest’unica
vocazione funzionale. Da questo momento i cimiteri acquistano una
propria riconoscibilità.
Un
nuovo modo di pensare, porta alla soppressione ed allo smantellamento
degli antichi cimiteri e del fitto sistema di segni ammonitori che
gravava intorno alle tombe.
I
primi cimiteri avevano comunque l’aspetto di un terreno nudo, uno
spazio disadorno, cinto da un muro. Verso questi terreni saranno
inviati i morti a partire dalle categorie sociali più deboli in
attesa di un modello di ordinamento più elaborato.
Il cimitero
che non possiede neppure una cappella funziona come deposito di
centinaia di cadaveri, un luogo di segregazione della morte che non
necessita si spazi di culto.
Da
quel momento i cimiteri diverranno un nuovo campo di sperimentazione
per gli architetti per nuove tipologie cimiteriali.
Il
nuovo concetto di cimitero pubblico assume il carattere di una
rappresentazione simbolica della società.
Si
rileva ancora a fine settecento la pratica in uso di raccogliere le
sepoltura del popolo in fosse comuni senza segni di riconoscimento
individuale facilitando il compito di chi si proponeva di
rappresentare in un unico ambito spaziale, l’immagine
corrispondente all’intero ordinamento sociale.
All’ingresso
laterale di via Sprecacenere, è posto un cippo funerario con la
seguente iscrizione:
“Qui
sono raccolte le ossa dissotterrate dalle fosse comuni ogni dieci anni
e di qui riprenderanno moto e figura quando rimbomberà spaventoso lo
squillo delle angeliche trombe".
Nel cimitero ho trovato un secondo ossario comunale senza iscrizioni come quello sopra...
Ed un ulteriore terzo ossario comunale...
NEL
REGNO DI NAPOLI E DI SICILIA
“Una
legge del 3 marzo 1817 emanata da Ferdinando I, prescriveva in
termini perentori la formazione di un camposanto extra urbano per
ogni comune della Sicilia Citeriore, in modo da far fronte a
situazioni igieniche preoccupanti.
Faceva
seguito nello stesso anno, un regolamento che forniva una
normativa tecnica in merito e precisi orientamenti progettuali dei
camposanti, uno spazio disadorno ma funzionale, consacrato alle
leggi dell’igiene e separato dai luoghi urbani di pubblico
incontro.
Il
regolamento prevedeva la costruzione di un recinto di forma quadrata,
suddiviso all’interno da viali regolari e circondato da portici
destinati ad ospitare poche distinte sepolture mentre unici
edifici accessori erano la cappella e la casa del custode. Non
erano ammessi all’interno alberi o altri ornamenti.
La
raccomandazione era infine quella di collocare i cimiteri lontani da
ogni altra via battuta che ci dà l’idea di questi luoghi come
segregati e negati ai vivi, concepiti in chiave esclusivamente
funzionalista.
Si
solleverà nel tempo la rivendicazione di un modello di spazio
cimiteriale che istituisca utili e necessari legami con le tombe
e la società dei vivi frustrata dal radicalismo dei regolamenti.
Luigi
Oberty, sottolineava a proposito di cimiteri, gli aspetti legati
alla funzione civilizzatrice del camposanto e della importanza morale
ed affettiva dei legami degli individui con le tombe.
Il
cimitero come luogo di passeggiate, di meditazione.
Al
centro del campo, Oberty collocava la chiesa con l’intento di
rafforza la funzione morale e spirituale del cimitero”.
Rif.:
dal libro “Cimiteri e giardini” di Luigi Latini
“Come
per le altre realtà, la città di Foggia dovette adeguarsi a
rispettare le regole imposte dalla legge. Così come era avvenuto
per… il Quadrato monumentale del camposanto di Poggioreale a
Napoli,… anche a Foggia le famiglie più in vista fecero edificare
tombe monumentali e cappelle gentilizie imponenti al fine di
ostentare la propria importanza…Oggi molte di queste tombe versano
in condizioni di fatiscenza, l’incuria e il degrado hanno mutato la
bellezza delle originarie costruzioni. Ciò che resta è il ricordo
di queste grandi famiglie attraverso i simboli del loro casato”.
Di
Lucia Priore, testo disponibile su“Foggia racconta”:
http://foggiaracconta.altervista.org/blog/curiosita/laraldica-nel-camposanto-foggia/
Nota: Luigi Oberty fu progettista:
- del
Real
Teatro
Ferdinando
oggi Teatro Umberto Giordano (1825-1828);
- del
nuovo
fronte della
Chiesa
di San Francesco Saverio, nota come Chiesa delle Colonne;
. del
propileo
dei
Giardini Pubblici oggi Villa
comunale
(1824-1827);
- dell’orfanotrofio
Maria Cristina (1835)
- e
della limitrofa Chiesa
della Madonna della Croce (figura
sottostante) poi
abbattuti
per far posto al Palazzo degli Uffici Statali.
STORIA
DELLA MORTE IN OCCIDENTE
“In
un suo libro del 1974
Philippe Ariès, uno
dei maggiori storici francesi del XX secolo, pubblica per la prima
volta uno
studio epocale sull’atteggiamento degli esseri umani nei confronti
dell’argomento più affascinante e spaventoso dell’esistenza:
la morte. In
un’indagine documentata e illuminante, l’autore mostra non solo
come
il rapporto con la morte sia cambiato nel corso delle epoche ma
anche quanto esso rispecchi l’approccio di una certa società verso
la vita.
Attraverso
lo studio di testi letterari, documenti, iscrizioni tombali e
testamenti, Ariès va
dal Medioevo all’età barocca fino alla rivoluzione industriale
soffermandosi sulle
trasformazioni dei comportamenti individuali e collettivi davanti
alla morte, mostrando come
essa sia diventata un tabù che si preferisce
allontanare e negare: la morte fa paura perché non possiamo
evitarla, perché siamo soli di fronte ad essa e perché in fondo non
riusciamo ad accettare l’impossibilità di essere immortali.
La
percezione umana si ribella a questa fine. L'anima,
una realtà indefinibile che attribuiamo a noi stessi, siamo in
genere convinti che non possa concludersi con il disfacimento del
corpo. In realtà sopravvive nella nostra memoria, ma di per se
stessa, secondo le più diffuse convinzioni umane, non dovrebbe
scomparire con la morte fisica del corpo”.
Prefazione
al libro: “Storia della morte in Occidente”
Alla
vita e alla morte è connessa l'idea della divinità e,
con essa, di un mondo migliore i cui le anime dei giusti dovrebbero
fruire dopo il loro percorso terreno. La dicotomia fra il
bene e il male, l'oscurità e la luce, nasce proprio dalla speranza
di una vita possibilmente eterna.
LA
CONCEZIONE CRISTIANA DELLA MORTE
La
concezione cristiana della morte è la più radicale
trasformazione di mentalità introdotta dall’indissolubile binomio
morte - rinascita dove il giorno della morte acquista l’effettivo
significato di dies natalis che innesca profonde
alterazioni concettuali, con evidenti effetti modificanti sulle forme
organizzative, le architetture, le decorazioni e la prassi
epigrafica, nel mondo funerario, in cui alle “città dei
morti”, le necropoli, subentrano i coemeteria in attesa della
resurrezione, agli immutabili sepolcri primari veicoli di
trasmissione delle memoria, organismi percepiti con le peculiarità
di dimore di provvisoria accoglienza, comunque destinate ad
accogliere il corpo fino alla resurrezione finale e perciò più
durature delle domus dei viventi, in un certo senso aeternales,
come riecheggiano iscrizioni e luoghi patristici.
L’etimologia
del termine κοιμητήριον è chiara. Il sostantivo
deriva da un tema nominale in maschile (*κοιμα o κοιμος)
del verbo κεῖμαι, che significa “sdraiarsi/stare
sdraiato”. Anche le più antiche attestazioni precristiane
utilizzano il termine per designare un dormitorio: è questo, per
esempio, il caso di un’iscrizione del IV secolo a.C. proveniente
dal santuario di Anfiarao a Oropos.
“Il
luogo della sepoltura si chiama cimitero affinché si sappia che
quelli che vi riposano non sono morti ma, addormentati”.
Giovanni
Crisostomo, patriarca di Costantinopoli
È
a partire dal II secolo d.C. che
i cristiani cominciano a utilizzare il greco κοιμητήριον
(e la sua traslitterazione latina coemeterium) in riferimento alla
morte. Anzi, l’appropriazione cristiana della parola avviene
esattamente a proposito della condizione del defunto,
il quale dorme nella propria sepoltura in attesa della resurrezione.
https://docenti.unimc.it/
La
preghiera per i defunti
nasce comunque con il cristianesimo e tra le preghiere
cattoliche, l'Eterno riposo è certamente la principale.
Disgregandosi
anche la concezione di Dio al centro della vita dell’uomo, con
la sparizione dell’orizzonte della vita eterna posto in primo
piano, la morte è stata sempre più accantonata come elemento da
temere.
Di
conseguenza il culto dei morti si è completamente trasformato: il
corpo è visto esclusivamente come materia e al giorno d’oggi la
cremazione delle salme è una pratica molto diffusa.
IL
CUORE OTTOCENTESCO DEL CIMITERO DI FOGGIA
Un
piccolo museo a cielo aperto tra monumenti in bronzo o in
marmo, edifici in miniatura ideati e progettati dalla prima
metà del ’800 che hanno un significato commemorativo, simbolico.
Troviamo angeli, bambini, madonne e Gesù, tombe di donne
indimenticabili scienziati, eroici soldati, scene bibliche realizzate
con lo stile medioevale, gotico e neoclassico.
Un tema ricorrente è
pure quello di una anfora o di una colonna spezzata coperte da un
drappo.
Un
angelo che accompagna il defunto (defunctus: che ha compiuto la vita)
SUL
SIGNIFICATO DEGLI ANGELI
La parola "angelo" deriva dal latino "angelus" che ha origine nella parola greca ἄγγελος a sua volta traduzione dell'ebraico מלאך, mal'akh, che significa "messo", "messaggero", "servitore".
L'Universo,
secondo gli ebrei è abitato da due categorie di esseri: gli angeli e gli esseri umani.
Esistono ordini, classi e schiere a capo delle quali viene distinto
un angelo principale.
Molte notizie sugli angeli si trovano nell'insegnamento dei rabbini, l'angelogia.
Una corte celeste con Dio Re e n esercito di ministri attorno a Lui, si trova descritta nella Bibbia e gli angeli vengono citati quali servi dell'Altissimo.
Il
motivo fondamentale dell'angelologia
rabbinica non è quello
di trovare intermediari tra Dio e il mondo, poiché non vi è bisogno
di tali intermediari. Il vero scopo di essa era la glorificazione di
Dio. Quindi il compito
primario degli angeli, per gli Ebrei, è quello di onorare Dio, ma
anche di portare messaggi agli uomini.
Non svolgono, quindi, una funzione di intercessione per gli uomini,
ma di presentazione agli
uomini della volontà di Dio.
Il
Cristianesimo ha ereditato la nozione degli angeli dalla cultura
religiosa biblico-ebraica, soprattutto di lingua greca,
ridisegnandone le figure nei nuovi testi.
Nella Chiesa cattolica gli angeli assumono una dimensione fortemente "cristologica".
Essi annunciano Cristo,
lo servono, ne sono messaggeri, sono creati fin dalla loro origine in
funzione del suo regno e del suo disegno di salvezza e di vita.
https://it.wikipedia.org/wiki/Angelo
Il Vangelo parla dell'angelo che ha consolato Gesu' nel Getsemani...
La
tomba a forma di tempio con
angelo, del
marchese De Luca
Tema
di un angelo (messo
di Dio) su
una
tomba.
UN'ANFORA
FUNERARIA COPERTA DA UN DRAPPO
Nell'VIII
secolo a.C. i
defunti
venivano
cremati
e le loro ceneri raccolte in urne fittili poi interrate a
circa un metro di profondità e coperte da un lastrone di pietra
appoggiato su una tavoletta, sul cui si colloca una grossa anfora
(per le defunte) o un cratere (per i defunti), entrambi riccamente
decorati, (alti 1,5 m) parzialmente interrati, lasciando sporgere dal
suolo soltanto le bocche attraverso cui parenti e amici versavano le
libagioni.
https://culturalmenteblog.blogspot.com/2021/01/anfore-funerarie.html
L’anfora
funeraria
“Nel
riquadro all’altezza delle anse è raffigurata la scena più
importante dell’intera decorazione: il compianto
funebre della
defunta.
Su un catafalco è deposto il corpo di una donna, vestita con un
lungo abito: il cadavere è mostrato sdraiato su un fianco, in modo
da potersi vedere integralmente. Ai due lati del catafalco si trovano
quattordici figure maschili in piedi e in basso altre quattro: due
uomini seduti e due donne inginocchiate. Proprio
accanto al catafalco, una figura, più piccola, forse un bambino (ma
rappresentato come un adulto in miniatura), tocca con la mano destra
il letto, quasi un ultimo saluto alla defunta, forse sua madre. Tutti
i personaggi sono mostrati nell’atto rituale di strapparsi i
capelli o battersi la testa per la disperazione. Le teste tonde sono
apparentemente calve e hanno una protuberanza al posto del mento. Il
lenzuolo funebre a scacchi, destinato a coprire
il cadavere della nobildonna, è rappresentato in verticale sopra
di lei, come se fosse una tenda tesa, e il bordo inferiore di questo
telo segue la linea del corpo in modo da non nasconderlo. Tra un
dolente e l’altro sono infine presenti alcuni piccoli motivi
decorativi, come colonnine di “M” sovrapposte, che legano le
figure umane alla complessa trama astratta che le circonda”.
https://www.artesvelata.it/anfora-cratere-funerario-dipylon/
Un
simbolo funebre ereditato dall’antica Grecia, che rappresenta il
corpo umano come contenitore dell’anima. Spesso le urne sono
coperte da un velo o un drappo in segno di lutto. Quel drappo
simboleggia la cortina che divide il mondo dei vivi da quello dei
morti.
L’ANCORA
Rappresenta
la speranza e la costanza.
UNA
COLONNA
La
colonna con drappo nel cimitero simboleggia la separazione
tra la vita e la morte. Il drappo rappresenta la cortina che divide
il mondo dei morti da quello dei vivi.
La
colonna spesso spezzata simboleggia la forza e la fermezza di
spirito ma anche una vita interrotta prematuramente dalla morte.
Questo
simbolo è frequentemente associato alla perdita di un capofamiglia.
Numerose sono anche le tombe a sarcofago.
Nel Medioevo e nel Rinascimento i sarcofaghi continuano ad essere utilizzati per le sepolture di persone importanti, di prelati e di santi. Frequente è l'uso di raffigurare sul coperchio in bassorilievo o a tutto tondo il defunto disteso, dormiente o in atteggiamento di preghiera.
L'uso del sarcofago marmoreo o bronzeo per il defunto importante continua ad essere frequente nel Settecento, nell'Ottocento e nella prima metà del Novecento. Di solito viene collocato in un apposito mausoleo o cappella funeraria.
Nella seconda metà del Novecento, con il declinare dell'arte figurativa classica e l'imporsi di gusti più sobri ed essenziali per i monumenti funebri, i sarcofaghi sono meno usati o diventano molto semplici nelle linee.
GLI
EROICI SOLDATI
5
gen .1915 Monumento dedicato a Felice Figliolia caduto nella prima
guerra
DALLA INUMAZIONE ALLA TUMULAZIONE
L’inumazione
consiste nel seppellimento del cadavere in
una fossa scavata dentro terra. È la forma di sepoltura più diffusa
e una delle più antiche. Nel Paleolitico superiore abbondanti sono
le documentazioni del culto dei morti, con tombe scavate nel terreno
dove il cadavere, generalmente supino, era accompagnato dal corredo
funebre.
Con
l’età del Bronzo e nella successiva età del Ferro accanto
all’inumanazione comparve l’incinerazione.
Nella
Roma antica, durante la repubblica prevalse l’uso
dell’incinerazione che continuò sino all’Alto Impero, quando
venne sostituita con l’inumanazione imposta dalle religioni
orientali e poi dal cristianesimo.
Oltre
alla inumazione è diffusa oggi la tumulazione.
Enciclopedia
Treccani
Quando
parliamo di tumulazione ci
riferiamo alla pratica di collocare il feretro all’interno di
un avello
o loculo in
un manufatto murario, come una tomba di famiglia o una cappella. Si
tratta di una delle tre destinazioni possibili per una salma in
Italia, insieme all’inumazione e alla cremazione, ed è una scelta
che porta con sé non solo aspetti tecnici e normativi, ma anche un
forte valore culturale e simbolico.
Con
l’avvento del cristianesimo questa tradizione si è evoluta, dalle
sepolture presso le chiese fino alle cappelle gentilizie nei cimiteri
moderni.
La
tumulazione ha radici molto antiche: già i Romani usavano mausolei e
colombari per proteggere le spoglie dei defunti, creando luoghi che
fossero duraturi nel tempo e riconoscibili dalle generazioni future.
https://www.luttoememoria.it/tumulazione-significato-storia-e-norme-della-sepoltura-in-loculo/
Scegliere
un loculo significa affidare la memoria del proprio caro a uno spazio
protetto e stabile, che diventa punto di riferimento per i familiari.
Si
osserva nel cimitero di Foggia come in altre città, la coabitazione
di inumazione e tumulazione, quest’ultima in cappelle pubbliche che
private.
In
epoca ottocentesca (ci sono tombe monumentali della prima metà
dell’800) e fino ai primi decenni del ‘900 le famiglie
benestanti provvedevano alla sepoltura con soprastanti monumenti su
basamenti rivestiti di marmo con iscrizioni. Nella parte sottostante
attrezzata come camera mortuaria, si accedeva sul retro o sul fronte del monumento
attraverso un portello.
Si
trovano anche tombe monumentali senza portello di discesa.
Non
so dire se in questi casi i defunti
venivano cremati e le loro ceneri raccolte in urne fittili che
vengono poi interrate a circa un metro di profondità e coperte da un
lastrone di pietra appoggiato su una tavoletta, sul cui si colloca
una grossa anfora (per le defunte) o un cratere (per i defunti),
entrambi riccamente decorati, (alti 1,5 m) parzialmente interrati
oppure,
in assenza di portelli di discesa, si trattasse della sepoltura di un
unico defunto sul quale poi, creata una cornice di supporto, si
poggiava il basamento del monumento con
la statua.
In
ogni caso c’era sempre un interramento dei defunti che proseguirà
anche con le cappelle private d’epoca ma non tutte come ad esempio
in quella di Lorenzo Scillitani che fu eletto nel 1866, sindaco di
Foggia, carica che avrebbe mantenuto per i successivi sei anni.
I
punti fermi della sua attività amministrativa, l’educazione,
l’urbanistica, il risanamento delle borgate “luride e fangose”,
la costruzione di strade con basole di pietra vulcanica,
l’ampliamento del Camposanto, il potenziamento dell’ospedale
civico…
https://manganofoggia.it/lorenzo-scillitani/
Sulla
porta in vetro c’è la sua foto più nota che legata alla
iscrizione nel timpano , “Famiglia Scillitani” rende certo che
questa è la sua cappella.
Altre
cappelle pur essendo elevate da terra, conservano un ingresso
sotterraneo per l’inumazione, come la seguente in progressivo
collasso della struttura con la iscrizione "Maurizio Cico per se e suoi", posta sotto un arco finemente
scolpito.
Sul
retro, l’ingresso che porta ad una camera mortuaria sotto terra…
Molte
le cappelle private di personaggi che fanno parte della storia della
città come Lorenzo Scillitani; altri come il generale Francesco
Rotundi, sono assurti a livello nazionale.
Francesco Rotundi,
nato a Foggia
il 10 luglio del 1885, e’
stato un ammiraglio del Genio
Navale della Marina Italiana.
Fu
il progettista delle navi scuola Cristoforo Colombo ed Amerigo
Vespucci (quest'ultima ceduta ai sovietici dopo la II Guerra come riparazione danni ma poi incenerita in un incendio nel porto di Odessa nel 1963) e, realizzatore
del progetto di ricostruzione delle due navi da battaglia della classe Caio Duilio.
https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Rotundi
Nella immagine sottostante, il varo della Cristoforo Colombo avvenuto nel 1928 nel cantiere navale di Castellammare di Stabia.
Morì a Roma il 25 ottobre del 1945 e un anno dopo la famiglia fece traslare la sua salma nel cimitero di Foggia dove si trova la sua tomba nella cappella sottostante costruita per accoglierlo.
Nel cimitero troviamo quella che potrebbe essere la cappella di famiglia del pittore e scultore foggiano Francesco Saverio Altamura.
Francesco Saverio Altamura è invece sepolto nel cimitero monumentale di Poggioreale di Napoli, in un sepolcreto dedicato ai professori delle Belle Arti.
La sua tomba è ornata da una epigrafe che celebra la sua vita e l'arte con il titolo: "Saverio Altamura / nobilmente visse / d'amor patrio e d'arte". (Wikipedia)
Al link sottostante è disponibile in pdf, un mini book con la sua storia.
https://www.demarinisfineart.it/public/download/minibook.pdf
Sotto, un suo autoritratto del 1881...
Poco distante, la cappella di Emilio Perrone che fu sindaco di Foggia dal 1900 al 1912 nonché, presidente del Consiglio provinciale nei successivi tre anni.
Il figlio Alberto Perrone fu podestà della città di Foggia in epoca fascista dal 1927 al 1934.
La targa apposta sulla parete frontale cita soltanto Emilio Perrone e non Alberto che morì a Firenze dove con ogni probabilità potrebbe trovarsi la sua tomba.
Il Comune di Foggia, in occasione del decennale della Marcia su Roma, pubblicò “Cinque anni di amministrazione fascista 1927-V-1931-IX”.
In questo volume agiografico, Alberto Perrone illustrava i risultati raggiunti in quegli anni, fornendo nel contempo «la visione futura» della città, con i suoi bisogni, le sue aspirazioni, le sue possibilità:
«Foggia, tanto ingiustamente giudicata nel passato, è tutta un cantiere di opere e di vita, non solo opere rispondenti ai bisogni elementari del vivere civile, o che recheranno un notevole apporto alla ricchezza nazionale, come la Bonifica del Tavoliere, ma anche opere di cultura, di decoro, di bellezza. Una di queste è senz’altro il Palazzo degli Studi, che S.E. il capo del Governo volle non fastoso, ma bello. Esso va sorgendo su una vasta zona di terreno prospiciente alla Piazza XXVIII Ottobre, dove si svilupperà la facciata principale dell’edificio».
https://manganofoggia.it/il-palazzo-degli-studi/
Sotto la guida del podestà, Alberto Perrone, di vedute simili a quelle di Gaetano Postiglione, durante il Ventennio, si assistette ad una grande crescita per Foggia che la portò a diventare un Capoluogo di Provincia di tutto rispetto.
Dopo la guerra si laureò in ingegneria presso il Politecnico di Milano. Il 23 marzo 1919 partecipò alla fondazione dei Fasci di combattimento nella riunione milanese di piazza San Sepolcro.
Partecipò alla Marcia su Roma essendone stato nominato da Mussolini soprintendente dei servizi logistici.
Entrò a far parte del direttorio delle Corporazioni fasciste e, nel 1923, del Gran Consiglio del fascismo.
Nel 1923 Postiglione tornò a Foggia divenendone uno dei principali esponenti fascisti. Nel marzo del 1923 divenne commissario straordinario e, poi, presidente dell’Acquedotto Pugliese. Nel 1924 fu eletto deputato e nel 1932 fu nominato sottosegretario alle Comunicazioni, cariche che manterrà fino alla morte, avvenuta improvvisamente nel 1935 a causa di una polmonite, all'età di soli 43 anni.
https://it.wikipedia.org/wiki/Gaetano_Postiglione
Sotto, la sua tomba monumentale nel cimitero di Foggia.
Dalla porticina laterale si vede all'interno solo la sua lapide con una foto mentre dal piano terra l'interno vola verso l'alto fino alla volta a cupola superiore.
Altro personaggio della città il compositore foggiano Franco Valentini Vista, scomparso prematuramente all'età di 27 anni nel 1918 a causa forse della epidemia della "spagnola".
Di lui scrisse il compositore e direttore d'orchestra Pietro Mascagni: "Dobbiamo conservare la sua musica come una reliquia sacra".
In "foggia racconta" la sua storia e la sua musica.
http://foggiaracconta.altervista.org/blog/sua/valentini-vista-franco/
Questa la cappella dovrebbe essere la cappella di famiglia...
Significativamente interessante l'imponente cappella gotica che si trova a destra dell'ingresso storico del cimitero, che risulta essere fatta costruire da "Anna Gallo in memoria di suo marito Leonardo Cantatore".
La cappella è al momento recintata a causa di alcune fratture che si trovano sulla facciata. E questa osservazione apre il capitolo della conservazione pubblica di queste cappelle monumentali che sono parte integrante della storia di questa città.
Visione frontale
Un
invito dunque, ad una calma camminata che passo dopo passo ci conduce nella
storia, nell’arte e nella memoria in un luogo sacro che va onorato
e rispettato in silenzio.