Post in evidenza

FOGGIA CITTA' POLICENTRICA E INTERMODALE HA TUTTO: FERROVIE, STRADE, AUTOSTRADE E, AEROPORTO

                  Foggia vista dall’alto. FOGGIA, CITTA’ INTERMEDIA CHE RISCHIA L’ISOLAMENTO "Le periferie delle città cont...

giovedì 6 novembre 2025

IL CIMITERO DI FOGGIA TRA ARTE, STORIA E MEMORIA

Era in origine configurato a croce latina disegnata e delimitata da filari di cipressi.

Con la sua espansione e col passare del tempo, ha perduto il suo disegno originario.



Il segmento alto della croce potrebbe tuttavia essere riconfigurato con alcuni brevi filari di nuovi cipressi, come indicato dell’immagine sottostante.




LE ARCHITETTURE CONDOMINIALI 

Si sono imposte in alcune parti dell’area cimiteriale indicate dai riquadri verdi, senza tener conto dell’originario disegno a croce latina. 



Altre aree, nel corso della sua espansione sono state assegnate alle cappelle private di famiglia.




IL NUOVO CIMITERO 

La grande area di sviluppo del nuovo cimitero: un ingresso con portale ad arco che si ricollega sull’asse di entrata della parte monumentale di epoca fascista, con un lungo filare di cipressi e oleandri e moderne cappelle sia pubbliche che private.




Qui l’area cimiteriale ha assunto la forma di un poligono irregolare essendo la figura chiusa, composta da una sequenza di segmenti rettilinei connessi ma che a differenza dei loro omologhi regolari, non hanno tutti i lati e gli angoli uguali.

L’attuale forma tiene conto infatti dei confini territoriali delimitati dalla via Sprecacenere da un lato e dalle campagne limitrofe sull’altro. 




INGRESSO OTTOCENTESCO.



https://www.letteremeridiane.org/2023/11/comera-nellottocento-il-cimitero-di-foggia/


ENTRATA STORICA DEL CIMITERO E CHIESA OSSARIO DEI CADUTI DELLA I GUERRA MONDIALE PROGETTATI NEL VENTENNIO FASCISTA 




Si individua subito la Chiesa-Ossario dei caduti della I Guerra progettata nel 1928 da Arnaldo Foschini il quale è anche tra i progettisti dell’edificio della Farnesina a Roma che ospita il Ministero degli Esteri a Foggia, del Palazzo delle Statue che si trova in piazza Italia.
Ai lati si individuano due edifici: a sinistra vi era la camera mortuaria; a destra, gli uffici cimiteriali con i custodi che ricordo in divisa. Oggi non ci sono più custodi all’ingresso storico.


L’OSSARIO DEI CADUTI DELLA II GUERRA

Fu innalzato dopo la II Guerra un ulteriore edificio, l’Ossario dei caduti dell’ultima guerra.



L’ampio edificio è posto al centro di uno slargo che interrompe i filari di cipressi del viale centrale restringendolo su entrambi i lati.

Tra la Chiesa Ossario della I Guerra e questo secondo edifico si sviluppa la maggior parte del cimitero monumentale.


LA STORIA: PER UN LUNGO PERIODO, ALLE SOGLIE DEL XIX SECOLO, LA CITTÀ’, ANCHE LA NOSTRA, ACCOGLIE I DEFUNTI ALL’INTERNO DELLA CERCHIA URBANA, CUSTODENDOLI NEL SOTTOSUOLO.

Nel Medioevo prese piede l’uso di seppellire i morti all’interno delle chiese: era la cosiddetta sepoltura ad sanctos et apud ecclesiam“. Era inteso tutto lo spazio che circondava la chiesa non solo l’edificio sacro e lì, essendoci spesso anche le tombe dei Santi, i defunti venivano considerati sepolti in un luogo sicuro, santo.
All’interno delle mura cittadine il mondo delle sepolture conviveva con quello dei vivi.

I poveri andavano in fosse comuni mentre le persone facoltose o i personaggi importanti avevano ovviamente uno spazio migliore e una localizzazione ritenuta più prestigiosa.

L’esistenza di cimiteri attorno alle chiese persiste ancora fino ad oggi in molte località degli entroterra e in piccoli centri.

Da questo venne l’espressione camposanto, un campo vicino al luogo sacro. Nel 1527 a Roma fu istituita la Confraternita della Morte: nata con il compito di seppellire le vittime dei Lanzichenecchi in seguito si occupò della sepoltura di tutti i poveri.


         Cimitero – Canva – riscossacristiana.it


Nel corso di questo lunghissimo periodo di promiscuità tra morti e vivi si verificava così un processo di sedimentazione dei resti umani con frequenti traumatiche sostituzioni con i terreni dissestati per la riapertura delle fosse comuni.


       Cimitero degli Innocenti in Parigi


L’orrore delle fosse comuni e l’esposizione dei resti umani non intralciavano l’animata frequentazione del cimitero urbano quel luogo integrante della vita quotidiana. E con essa la brutale familiarità con i segni della morte.

Si avverte tuttavia nella seconda metà del XVIII secolo, grazie alle denunce della classe medica che i defunti sono diventati in quella condizione, una seria minaccia per l’igiene e l’ordine sociale.

Per tagliare il cordone ombelicale che lega il mondo delle sepolture alle chiese e quindi alle città, vari provvedimenti dispongono l’assegnazione di terreni extraurbani che abbiano quest’unica vocazione funzionale. Da questo momento i cimiteri acquistano una propria riconoscibilità. 

Un nuovo modo di pensare, porta alla soppressione ed allo smantellamento degli antichi cimiteri e del fitto sistema di segni ammonitori che gravava intorno alle tombe.

I primi cimiteri avevano comunque l’aspetto di un terreno nudo, uno spazio disadorno, cinto da un muro. Verso questi terreni saranno inviati i morti a partire dalle categorie sociali più deboli in attesa di un modello di ordinamento più elaborato. 

Il cimitero che non possiede neppure una cappella funziona come deposito di centinaia di cadaveri, un luogo di segregazione della morte che non necessita si spazi di culto.
Da quel momento i cimiteri diverranno un nuovo campo di sperimentazione per gli architetti per nuove tipologie cimiteriali.


Il nuovo concetto di cimitero pubblico assume il carattere di una rappresentazione simbolica della società.

Si rileva ancora a fine settecento la pratica in uso di raccogliere le sepoltura del popolo in fosse comuni senza segni di riconoscimento individuale facilitando il compito di chi si proponeva di rappresentare in un unico ambito spaziale, l’immagine corrispondente all’intero ordinamento sociale.


All’ingresso laterale di via Sprecacenere, è posto un cippo funerario con la seguente iscrizione:

Qui sono raccolte le ossa dissotterrate dalle fosse comuni ogni dieci anni e di qui riprenderanno moto e figura quando rimbomberà spaventoso lo squillo delle angeliche trombe".




NEL REGNO DI NAPOLI E DI SICILIA 


Una legge del 3 marzo 1817 emanata da Ferdinando I, prescriveva in termini perentori la formazione di un camposanto extra urbano per ogni comune della Sicilia Citeriore, in modo da far fronte a situazioni igieniche preoccupanti.

Faceva seguito nello stesso anno, un regolamento che forniva una normativa tecnica in merito e precisi orientamenti progettuali dei camposanti, uno spazio disadorno ma funzionale, consacrato alle leggi dell’igiene e separato dai luoghi urbani di pubblico incontro.
Il regolamento prevedeva la costruzione di un recinto di forma quadrata, suddiviso all’interno da viali regolari e circondato da portici destinati ad ospitare poche distinte sepolture mentre unici edifici accessori erano la cappella e la casa del custode. Non erano ammessi all’interno alberi o altri ornamenti.
La raccomandazione era infine quella di collocare i cimiteri lontani da ogni altra via battuta che ci dà l’idea di questi luoghi come segregati e negati ai vivi, concepiti in chiave esclusivamente funzionalista.

Si solleverà nel tempo la rivendicazione di un modello di spazio cimiteriale che istituisca utili e necessari legami con le tombe e la società dei vivi frustrata dal radicalismo dei regolamenti.

Luigi Oberty, sottolineava a proposito di cimiteri, gli aspetti legati alla funzione civilizzatrice del camposanto e della importanza morale ed affettiva dei legami degli individui con le tombe.
Il cimitero come luogo di passeggiate, di meditazione.

Al centro del campo, Oberty collocava la chiesa con l’intento di rafforza la funzione morale e spirituale del cimitero”.

Rif.: dal libro “Cimiteri e giardini” di Luigi Latini


Come per le altre realtà, la città di Foggia dovette adeguarsi a rispettare le regole imposte dalla legge. Così come era avvenuto per… il Quadrato monumentale del camposanto di Poggioreale a Napoli,… anche a Foggia le famiglie più in vista fecero edificare tombe monumentali e cappelle gentilizie imponenti al fine di ostentare la propria importanza…Oggi molte di queste tombe versano in condizioni di fatiscenza, l’incuria e il degrado hanno mutato la bellezza delle originarie costruzioni. Ciò che resta è il ricordo di queste grandi famiglie attraverso i simboli del loro casato”.

Di Lucia Priore, testo disponibile su“Foggia racconta”:

http://foggiaracconta.altervista.org/blog/curiosita/laraldica-nel-camposanto-foggia/


Nota: Luigi Oberty fu progettista:

del Real Teatro Ferdinando oggi Teatro Umberto Giordano (1825-1828);

del nuovo fronte della Chiesa di San Francesco Saverio, nota come Chiesa delle Colonne;

del propileo dei Giardini Pubblici oggi Villa comunale (1824-1827);

dell’orfanotrofio Maria Cristina (1835) 

- e della limitrofa Chiesa della Madonna della Croce (figura sottostante) poi abbattuti per far posto al Palazzo degli Uffici Statali 




STORIA DELLA MORTE IN OCCIDENTE


In un suo libro del 1974 Philippe Ariès, uno dei maggiori storici francesi del XX secolo, pubblica per la prima volta uno studio epocale sull’atteggiamento degli esseri umani nei confronti dell’argomento più affascinante e spaventoso dell’esistenza: la morte. In un’indagine documentata e illuminante, l’autore mostra non solo come il rapporto con la morte sia cambiato nel corso delle epoche ma anche quanto esso rispecchi l’approccio di una certa società verso la vita.
Attraverso lo studio di testi letterari, documenti, iscrizioni tombali e testamenti, Ariès va dal Medioevo all’età barocca fino alla rivoluzione industriale soffermandosi sulle trasformazioni dei comportamenti individuali e collettivi davanti alla morte, mostrando come essa sia diventata un tabù che si preferisce allontanare e negare: la morte fa paura perché non possiamo evitarla, perché siamo soli di fronte ad essa e perché in fondo non riusciamo ad accettare l’impossibilità di essere immortali.
La percezione umana si ribella a questa fine. L'anima, una realtà indefinibile che attribuiamo a noi stessi, siamo in genere convinti che non possa concludersi con il disfacimento del corpo. In realtà sopravvive nella nostra memoria, ma di per se stessa, secondo le più diffuse convinzioni umane, non dovrebbe scomparire con la morte fisica del corpo”.

Prefazione al libro: “Storia della morte in Occidente”


Alla vita e alla morte è connessa l'idea della divinità e, con essa, di un mondo migliore i cui le anime dei giusti dovrebbero fruire dopo il loro percorso terreno. La dicotomia fra il bene e il male, l'oscurità e la luce, nasce proprio dalla speranza di una vita possibilmente eterna. 


LA CONCEZIONE CRISTIANA DELLA MORTE


La concezione cristiana della morte è la più radicale trasformazione di mentalità introdotta dall’indissolubile binomio morte - rinascita dove il giorno della morte acquista l’effettivo significato di dies natalis che innesca profonde alterazioni concettuali, con evidenti effetti modificanti sulle forme organizzative, le architetture, le decorazioni e la prassi epigrafica, nel mondo funerario, in cui alle “città dei morti”, le necropoli, subentrano i coemeteria in attesa della resurrezione, agli immutabili sepolcri primari veicoli di trasmissione delle memoria, organismi percepiti con le peculiarità di dimore di provvisoria accoglienza, comunque destinate ad accogliere il corpo fino alla resurrezione finale e perciò più durature delle domus dei viventi, in un certo senso aeternales, come riecheggiano iscrizioni e luoghi patristici. 



L’etimologia del termine κοιμητήριον è chiara. Il sostantivo deriva da un tema nominale in maschile (*κοιμα o κοιμος) del verbo κεῖμαι, che significa “sdraiarsi/stare sdraiato”. Anche le più antiche attestazioni precristiane utilizzano il termine per designare un dormitorio: è questo, per esempio, il caso di un’iscrizione del IV secolo a.C. proveniente dal santuario di Anfiarao a Oropos.
Il luogo della sepoltura si chiama cimitero affinché si sappia che quelli che vi riposano non sono morti ma, addormentati”.

Giovanni Crisostomo, patriarca di Costantinopoli

È a partire dal II secolo d.C. che i cristiani cominciano a utilizzare il greco κοιμητήριον (e la sua traslitterazione latina coemeterium) in riferimento alla morte. Anzi, l’appropriazione cristiana della parola avviene esattamente a proposito della condizione del defunto, il quale dorme nella propria sepoltura in attesa della resurrezione.
https://docenti.unimc.it/

La preghiera per i defunti nasce comunque con il cristianesimo e tra le preghiere cattoliche, l'Eterno riposo è certamente la principale.

Disgregandosi anche la concezione di Dio al centro della vita dell’uomo, con la sparizione dell’orizzonte della vita eterna posto in primo piano, la morte è stata sempre più accantonata come elemento da temere.

Di conseguenza il culto dei morti si è completamente trasformato: il corpo è visto esclusivamente come materia e al giorno d’oggi la cremazione delle salme è una pratica molto diffusa.


IL CUORE OTTOCENTESCO DEL CIMITERO DI FOGGIA 

Un piccolo museo a cielo aperto tra monumenti in bronzo o in marmo, edifici in miniatura ideati e progettati dalla prima metà del ’800 che hanno un significato commemorativo, simbolico. 
Troviamo angeli, bambini, madonne e Gesù, tombe di donne indimenticabili scienziati, eroici soldati, scene bibliche realizzate con lo stile medioevale, gotico e neoclassico. 
Un tema ricorrente è pure quello di una anfora o di una colonna spezzata coperte da un drappo.


         Un angelo che accompagna il defunto (defunctus: che ha compiuto la vita)


SUL SIGNIFICATO DEGLI ANGELI


La parola "angelo" deriva dal latino "angelus" che ha origine nella parola greca  ἄγγελος a sua volta traduzione dell'ebraico מלאך, mal'akh, che significa "messo", "messaggero", "servitore".

L'Universo, secondo gli ebrei è abitato da due categorie di esseri: gli angeli e gli esseri umani. Esistono ordini, classi e schiere a capo delle quali viene distinto un angelo principale. 

Molte notizie sugli angeli si trovano nell'insegnamento dei rabbini, l'angelogia.

Una corte celeste con Dio Re e n esercito di ministri attorno a Lui, si trova descritta nella Bibbia e gli angeli vengono citati quali servi dell'Altissimo. 

Il motivo fondamentale dell'angelologia rabbinica non è quello di trovare intermediari tra Dio e il mondo, poiché non vi è bisogno di tali intermediari. Il vero scopo di essa era la glorificazione di Dio. Quindi il compito primario degli angeli, per gli Ebrei, è quello di onorare Dio, ma anche di portare messaggi agli uomini. Non svolgono, quindi, una funzione di intercessione per gli uomini, ma di presentazione agli uomini della volontà di Dio.

Il Cristianesimo ha ereditato la nozione degli angeli dalla cultura religiosa biblico-ebraica, soprattutto di lingua greca, ridisegnandone le figure nei nuovi testi.

Nella Chiesa cattolica gli angeli assumono una dimensione fortemente "cristologica".

Essi annunciano Cristo, lo servono, ne sono messaggeri, sono creati fin dalla loro origine in funzione del suo regno e del suo disegno di salvezza e di vita.

https://it.wikipedia.org/wiki/Angelo




Il Vangelo parla dell'angelo che ha consolato Gesu' nel Getsemani...


         La tomba a forma di tempio con angelo, del marchese De Luca 


            Tema di un angelo (messo di Dio) su una tomba.



UN'ANFORA FUNERARIA COPERTA DA UN DRAPPO



Nell'VIII secolo a.C. i defunti venivano cremati e le loro ceneri raccolte in urne fittili poi interrate a circa un metro di profondità e coperte da un lastrone di pietra appoggiato su una tavoletta, sul cui si colloca una grossa anfora (per le defunte) o un cratere (per i defunti), entrambi riccamente decorati, (alti 1,5 m) parzialmente interrati, lasciando sporgere dal suolo soltanto le bocche attraverso cui parenti e amici versavano le libagioni. 

https://culturalmenteblog.blogspot.com/2021/01/anfore-funerarie.html


L’anfora funeraria

Nel riquadro all’altezza delle anse è raffigurata la scena più importante dell’intera decorazione: il compianto funebre della defunta. Su un catafalco è deposto il corpo di una donna, vestita con un lungo abito: il cadavere è mostrato sdraiato su un fianco, in modo da potersi vedere integralmente. Ai due lati del catafalco si trovano quattordici figure maschili in piedi e in basso altre quattro: due uomini seduti e due donne inginocchiate. Proprio accanto al catafalco, una figura, più piccola, forse un bambino (ma rappresentato come un adulto in miniatura), tocca con la mano destra il letto, quasi un ultimo saluto alla defunta, forse sua madre. Tutti i personaggi sono mostrati nell’atto rituale di strapparsi i capelli o battersi la testa per la disperazione. Le teste tonde sono apparentemente calve e hanno una protuberanza al posto del mento. Il lenzuolo funebre a scacchi, destinato a coprire il cadavere della nobildonna, è rappresentato in verticale sopra di lei, come se fosse una tenda tesa, e il bordo inferiore di questo telo segue la linea del corpo in modo da non nasconderlo. Tra un dolente e l’altro sono infine presenti alcuni piccoli motivi decorativi, come colonnine di “M” sovrapposte, che legano le figure umane alla complessa trama astratta che le circonda”.

https://www.artesvelata.it/anfora-cratere-funerario-dipylon/




Un simbolo funebre ereditato dall’antica Grecia, che rappresenta il corpo umano come contenitore dell’anima. Spesso le urne sono coperte da un velo o un drappo in segno di lutto. Quel drappo simboleggia la cortina che divide il mondo dei vivi da quello dei morti.


L’ANCORA


Rappresenta la speranza e la costanza. 





UNA COLONNA

La colonna con drappo nel cimitero simboleggia la separazione tra la vita e la morte. Il drappo rappresenta la cortina che divide il mondo dei morti da quello dei vivi.
La colonna spesso spezzata simboleggia la forza e la fermezza di spirito ma anche una vita interrotta prematuramente dalla morte.
Questo simbolo è frequentemente associato alla perdita di un capofamiglia. 





GLI EROICI SOLDATI



5 gen .1915 Monumento dedicato a Felice Figliolia caduto nella prima guerra 


DALLA INUMAZIONE ALLA TUMULAZIONE

L’inumazione consiste nel seppellimento del cadavere in una fossa scavata dentro terra. È la forma di sepoltura più diffusa e una delle più antiche. Nel Paleolitico superiore abbondanti sono le documentazioni del culto dei morti, con tombe scavate nel terreno dove il cadavere, generalmente supino, era accompagnato dal corredo funebre.

Con l’età del Bronzo e nella successiva età del Ferro accanto all’inumanazione comparve l’incinerazione.

Nella Roma antica, durante la repubblica prevalse l’uso dell’incinerazione che continuò sino all’Alto Impero, quando venne sostituita con l’inumanazione imposta dalle religioni orientali e poi dal cristianesimo.

Oltre alla inumazione è diffusa oggi la tumulazione.

Enciclopedia Treccani

Quando parliamo di tumulazione ci riferiamo alla pratica di collocare il feretro all’interno di un avello o loculo in un manufatto murario, come una tomba di famiglia o una cappella. Si tratta di una delle tre destinazioni possibili per una salma in Italia, insieme all’inumazione e alla cremazione, ed è una scelta che porta con sé non solo aspetti tecnici e normativi, ma anche un forte valore culturale e simbolico.

Con l’avvento del cristianesimo questa tradizione si è evoluta, dalle sepolture presso le chiese fino alle cappelle gentilizie nei cimiteri moderni.

La tumulazione ha radici molto antiche: già i Romani usavano mausolei e colombari per proteggere le spoglie dei defunti, creando luoghi che fossero duraturi nel tempo e riconoscibili dalle generazioni future.


https://www.luttoememoria.it/tumulazione-significato-storia-e-norme-della-sepoltura-in-loculo/


Scegliere un loculo significa affidare la memoria del proprio caro a uno spazio protetto e stabile, che diventa punto di riferimento per i familiari.

Si osserva nel cimitero di Foggia come in altre città, la coabitazione di inumazione e tumulazione, quest’ultima in cappelle pubbliche che private.

In epoca ottocentesca (ci sono tombe monumentali della prima metà dell’800) e fino ai primi decenni del ‘900 le famiglie benestanti provvedevano alla sepoltura con soprastanti monumenti su basamenti rivestiti di marmo con iscrizioni. Nella parte sottostante attrezzata come camera mortuaria, si accedeva sul retro o sul fronte del monumento attraverso un portello.



Si trovano anche tombe monumentali senza portello di discesa.

Non so dire se in questi casi i defunti venivano cremati e le loro ceneri raccolte in urne fittili che vengono poi interrate a circa un metro di profondità e coperte da un lastrone di pietra appoggiato su una tavoletta, sul cui si colloca una grossa anfora (per le defunte) o un cratere (per i defunti), entrambi riccamente decorati, (alti 1,5 m) parzialmente interrati oppure, in assenza di portelli di discesa, si trattasse della sepoltura di un unico defunto sul quale poi, creata una cornice di supporto, si poggiava il basamento del monumento con la statua.



In ogni caso c’era sempre un interramento dei defunti che proseguirà anche con le cappelle private d’epoca ma non tutte come ad esempio in quella di Lorenzo Scillitani che fu eletto nel 1866, sindaco di Foggia, carica che avrebbe mantenuto per i successivi sei anni.

I punti fermi della sua attività amministrativa, l’educazione, l’urbanistica, il risanamento delle borgate “luride e fangose”, la costruzione di strade con basole di pietra vulcanica, l’ampliamento del Camposanto, il potenziamento dell’ospedale civico…

https://manganofoggia.it/lorenzo-scillitani/




Sulla porta in vetro c’è la sua foto più nota che legata alla iscrizione nel timpano , “Famiglia Scillitani” rende certo che questa è la sua cappella.

Altre cappelle pur essendo elevate da terra, conservano un ingresso sotterraneo per l’inumazione, come la seguente in progressivo collasso della struttura con una iscrizione sotto un arco finemente scolpito.


Sul retro, l’ingresso che porta ad una camera mortuaria sotto terra…



Molte le cappelle private di personaggi che fanno parte della storia della città come Lorenzo Scillitani; altri come il generale Francesco Rotundi, sono assurti a livello nazionale.

Francesco Rotundi, nato a Foggia il 10 luglio del 1885, e’ stato un ammiraglio del Genio Navale della Marina Italiana.

Fu il progettista delle navi scuola Cristoforo Colombo ed Amerigo Vespucci (quest'ultima ceduta ai sovietici dopo la II Guerra come riparazione danni ma poi incenerita in un incendio nel porto di Odessa nel 1963) e, realizzatore del progetto di ricostruzione delle due navi da battaglia della classe Caio Duilio.

https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Rotundi

Nella immagine sottostante, il varo della Cristoforo Colombo avvenuto nel 1928 nel cantiere navale di Castellammare di Stabia.


Morì a Roma il 25 ottobre del 1945 e un anno dopo la famiglia fece traslare la sua salma nel cimitero di Foggia dove si trova la sua tomba nella cappella sottostante costruita per accoglierlo.


Nel cimitero troviamo anche la cappella di famiglia del pittore e scultore foggiano, Francesco Saverio Altamura, sepolto nel cimitero monumentale di Poggioreale di Napoli, in un sepolcreto dedicato ai professori delle Belle Arti.

La sua tomba è ornata da una epigrafe che celebra la sua vita e l'arte con il titolo: "Saverio Altamura / nobilmente visse / d'amor patrio e d'arte". (Wikipedia)

Al link sottostante è disponibile in pdf, un mini book con la sua storia.

https://www.demarinisfineart.it/public/download/minibook.pdf

Sotto, un suo autoritratto del 1881...


Questa la cappella di famiglia...


Poco distante, la cappella di Emilio Perrone che fu sindaco di Foggia dal 1900 al 1912 nonché, presidente del Consiglio provinciale nei successivi tre anni.

Il figlio Alberto Perrone fu podestà della città di Foggia in epoca fascista dal 1927 al 1934. 

La targa apposta sulla parete frontale cita soltanto Emilio Perrone e non Alberto che morì a Firenze. 


Il Comune di Foggia, in occasione del decennale della Marcia su Roma, pubblicò “Cinque anni di amministrazione fascista 1927-V-1931-IX”.
In questo volume agiografico, Alberto Perrone illustrava i risultati raggiunti in quegli anni, fornendo nel contempo «la visione futura» della città, con i suoi bisogni, le sue aspirazioni, le sue possibilità:

«Foggia, tanto ingiustamente giudicata nel passato, è tutta un cantiere di opere e di vita, non solo opere rispondenti ai bisogni elementari del vivere civile, o che recheranno un notevole apporto alla ricchezza nazionale, come la Bonifica del Tavoliere, ma anche opere di cultura, di decoro, di bellezza. Una di queste è senz’altro il Palazzo degli Studi, che S.E. il capo del Governo volle non fastoso, ma bello. Esso va sorgendo su una vasta zona di terreno prospiciente alla Piazza XXVIII Ottobre, dove si svilupperà la facciata principale dell’edificio».


https://manganofoggia.it/il-palazzo-degli-studi/

Sotto la guida del podestà, Alberto Perrone, di vedute simili a quelle di Gaetano Postiglione, durante il Ventennio, si assistette ad una grande crescita per Foggia che la portò a diventare un Capoluogo di Provincia di tutto rispetto.

Dopo la guerra si laureò in ingegneria presso il Politecnico di Milano. Il 23 marzo 1919 partecipò alla fondazione dei Fasci di combattimento nella riunione milanese di piazza San Sepolcro. 

Partecipò alla Marcia su Roma essendone stato nominato da Mussolini soprintendente dei servizi logistici. 

Entrò a far parte del direttorio delle Corporazioni fasciste e, nel 1923, del Gran Consiglio del fascismo.

Nel 1923 Postiglione tornò a Foggia divenendone uno dei principali esponenti fascisti. Nel marzo del 1923 divenne commissario straordinario e, poi, presidente dell’Acquedotto Pugliese. Nel 1924 fu eletto deputato e nel 1932 fu nominato sottosegretario alle Comunicazioni, cariche che manterrà fino alla morte, avvenuta improvvisamente nel 1935 a causa di una polmonite, all'età di soli 43 anni.

https://it.wikipedia.org/wiki/Gaetano_Postiglione

Sotto, la sua tomba monumentale nel cimitero di Foggia. 


Altro personaggio della città il compositore foggiano Franco Valentini Vista, scomparso prematuramente all'età di 27 anni nel 1918 a causa forse della epidemia della "spagnola". 

Di lui scrisse Mascagni: "Dobbiamo conservare la sua musica come una reliquia sacra". 

In "foggia racconta" la sua storia e la sua musica.

http://foggiaracconta.altervista.org/blog/sua/valentini-vista-franco/

Questa la cappella di famiglia...



Un invito dunque, ad una calma camminata che passo dopo passo ci conduce nella storia, nell’arte e nella memoria in un luogo sacro che va onorato e rispettato in silenzio.



The end

























Nessun commento:

Posta un commento